La prima volta che l’acqua sporca mi ha centrato i gerani ho pensato a un incidente. Alla quarta, ho capito che al piano di sopra era arrivato un problema.
Mi chiamo Silvano, vivo a Cuneo da trentotto anni, nello stesso condominio e con lo stesso piccolo balcone affacciato su via Fossano. Da quando sono andato in pensione, quel balcone è diventato il posto dove passo più tempo volentieri. Ho le fioriere con i gerani, il basilico, la salvia e, quando arriva la stagione giusta, anche due vasi di pomodorini. Niente di straordinario, ma li curo tutti i giorni e so riconoscere subito se una pianta ha sete, ha preso troppo sole oppure è stata maltrattata.
Due mesi fa, nell’appartamento sopra il mio, si è trasferita una signora sulla quarantina. È arrivata con due gatti, parecchi scatoloni e una bici elettrica che ha sistemato nel corridoio comune come se quel pezzo di pianerottolo fosse compreso nell’affitto. La bici potevo anche sopportarla. Il vero problema è comparso qualche giorno dopo: cinque vasi appesi all’esterno della ringhiera, proprio sopra il mio balcone.
Lei li chiamava “vasi sospesi”. Io li chiamavo in un altro modo, ma solo quando ero da solo.
Ogni volta che innaffiava, dai suoi vasi scendeva di tutto: acqua, terra, foglie secche e qualche sassolino. La prima sera trovai il balcone bagnato e pulii senza dire niente. La seconda, l’acqua finì nel vaso del basilico e trasformò la terra in fango. La terza volta mi spezzò due gerani appena rifioriti.
Aspettai di incontrarla sulle scale, perché non volevo cominciare subito con biglietti, amministratore e discussioni condominiali. Quando la vidi rientrare con le buste della spesa, cercai di essere il più tranquillo possibile.
“Mi scusi, volevo parlarle dei vasi che ha appeso al balcone.”
“Che problema c’è?”
“Quando li bagna, l’acqua e la terra finiscono tutti da me. Mi stanno rovinando le piante.”
Lei sorrise come se le avessi fatto notare una sciocchezza.
“Ma sono solo piante, dai. Non è la fine del mondo.”
Avevo portato con me una foglia di geranio spezzata per farle vedere il danno. Gliela mostrai e lei fece spallucce.
“Succede, con le piante.”
“Alle mie succede quando lei bagna le sue.”
Mi guardò per un istante, poi disse che avrebbe fatto più attenzione e salì. Il giorno dopo trovai di nuovo acqua e terriccio sul balcone.
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