All’inizio ho cercato di assecondarli. Ascoltavo, rispondevo con calma e facevo più attenzione.
Mi sembrava il modo migliore per cominciare una convivenza: se qualcosa disturba, se ne parla e si prova a sistemare. Solo che, dopo un po’, avevo la sensazione che ogni incontro servisse ad aggiungere una nuova voce all’elenco.
Non riuscivamo mai ad arrivare al punto di poterci semplicemente salutare.
Poi abbiamo capito una cosa importante: la nostra taverna confina con le loro camere da letto.
Ecco, questa sarebbe stata un’informazione utile da darci subito.
“Bada che dall’altra parte dormiamo noi, la sera si sente parecchio.”
Una frase così ci avrebbe aiutato molto più di una serie di accuse sui cani e sulle scarpe. Avremmo saputo dove prestare un’attenzione in più.
Anche perché non passiamo le notti in taverna a fare festa. Nostro figlio è spesso fuori tra scuola e sport e la sera, al massimo alle nove e mezza, è a letto. Gli orari di riposo li rispettiamo.
Non pretendo che questo dimostri che siamo silenziosi in ogni momento. Vorrei però poter discutere di un rumore concreto, senza dover difendere ogni volta tutta la nostra vita domestica.
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