Abito in un palazzo anni Settanta a Bologna. Uno di quei condomini con i balconi lunghi tutti uguali e le tende da sole scolorite che sembrano sempre sul punto di cadere.
Io sto al terzo piano. Sopra di me c’è il quarto. E al quarto piano vive il signor Mauro.
Il signor Mauro ha una passione. Non so se chiamarla hobby o malattia.
Le foglie.
Non nel senso poetico. Non legge poesie, non fa fotografie ai parchi. No.
Le raccoglie.
Ogni singola foglia che cade nel cortile condominiale lui la considera un problema da risolvere.
All’inizio pensavo fosse solo uno un po’ fissato con la pulizia. Capita. C’è gente che lava il balcone tre volte al giorno.
Poi ho capito che era molto peggio.
Ogni mattina alle sette in punto scende nel cortile con una scopa lunga quasi due metri. Fa avanti e indietro come se stesse pattugliando un aeroporto.
Spazza. Raccolta foglie. Controllo. Ispezione.
Il problema è che nel nostro cortile ci sono due tigli enormi. Bellissimi. Ombra d’estate, profumo a giugno. Ma d’autunno perdono foglie come se fosse una gara.
E Mauro non lo accetta.
Una mattina lo trovo davanti al portone con un sacco nero pieno.
Mi fa:
“Vedi? Queste sono di ieri sera.”
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