L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Il vicino che non parlava mai

Nel nostro palazzo c’era un uomo che nessuno conosceva davvero.

Terzo piano, interno B.

Avrà avuto cinquant’anni, forse di più. Sempre cappotto scuro, passo veloce, mai una parola.

In quattro anni di convivenza condominiale credo di avergli sentito dire solo tre frasi:

“Permesso.”
“Buongiorno.”
“Scusi.”

Fine.

Niente chiacchiere sulle scale, niente assemblee, niente lamentele. Pagava le spese e spariva.

All’inizio sembrava il classico vicino invisibile.

Poi abbiamo iniziato a notare una cosa strana.

Ogni tanto comparivano piccoli favori anonimi nel palazzo.

Una lampadina fulminata nell’androne?
Il giorno dopo era nuova.

Il cancello che cigolava?
Oliato.

La signora anziana del primo piano trovava la spesa davanti alla porta quando pioveva.

Nessuno capiva chi fosse.

Un pomeriggio stavo rientrando presto dal lavoro e l’ho visto.

Era lui.

Stava sistemando la buca delle lettere della signora T., quella che vive sola.

Mi ha visto e ha fatto il solito mezzo sorriso.

“Si era staccata.”

Ha rimesso il cacciavite in tasca e ha iniziato a salire le scale.

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Io gli ho detto solo:
“Grazie.”

Lui ha alzato una spalla, come a dire che non era niente.

Tre settimane dopo è arrivato un camion dei traslochi.

Appartamento vuoto.

Nessun saluto, nessun biglietto.

È sparito così come era arrivato.

Da allora nel palazzo nessuno aggiusta più niente.

La lampadina dell’androne è bruciata da due mesi.

E ogni tanto qualcuno sulle scale dice:

“Ma come si chiamava, quello del terzo?”

Silenzio.

Nessuno lo sa.

Eppure, per qualche motivo, tutti abbiamo la sensazione che fosse il miglior vicino che abbiamo mai avuto.

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