Quando mi sono trasferita in questa villetta a schiera ero felicissima.
Piccolo giardino davanti, garage, strada tranquilla. Il classico posto dove pensi: “Finalmente pace.” Il vicino di casa si chiama Gianni.
Sessant’anni, pensionato, sempre in canottiera anche a marzo.
All’inizio sembrava simpatico. Quello che ti saluta sempre, che ti dice “se hai bisogno chiedi”. Dopo una settimana ho capito che il problema era proprio quello.
Chiedere. Gianni chiede sempre.
La prima volta: “Scusa, hai una prolunga elettrica?”
Gliela presto. Dopo due giorni.
“Scusa, hai una scala?”
Gliela presto. Dopo una settimana.
“Scusa, hai il trapano?” Glielo presto.
Il problema è che Gianni non restituisce mai nulla spontaneamente.
Devi andartelo a riprendere tu.
E ogni volta succede la stessa scena.
“Ah sì! Ce l’ho in garage, aspettami.”
Garage che sembra un museo del bricolage fallito.
Attrezzi smontati, pezzi di legno, tubi misteriosi.
Una volta trovo anche la mia prolunga collegata a una lampadina appesa a un filo nel suo giardino.
Tipo interrogatorio della polizia.
Ma il capolavoro è arrivato l’estate scorsa.
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