Sono arrivata in Austria nell’ottobre dell’anno scorso e, dopo appena ventiquattr’ore, avevo già ricevuto la mia prima lezione ufficiale su come utilizzare correttamente i piedi dentro casa.
Il mio appartamento si trova al secondo piano, in un palazzo dell’Alta Austria. Il giorno del trasloco avevo fatto il normale casino di chi porta dentro valigie, scatoloni e mezza vita, ma niente feste, mobili trascinati di notte o trapano alle sette del mattino. Il giorno successivo, mentre stavo ancora cercando di capire dove avessi messo le posate, qualcuno ha bussato alla porta.
Apro e mi trovo davanti quella che oggi, con grande affetto, chiamo “a buttanazza ri Ilonka”.
Non si è presentata per darmi il benvenuto, chiedermi da dove venissi o sapere se avessi bisogno di qualcosa. È entrata subito nel vivo del problema.
“Tu cammini troppo forte.”
Ero arrivata il giorno prima.
“Come, scusa?”
“Cammini con i talloni e io sento tutto.”
Ho abbassato lo sguardo verso i miei piedi, quasi aspettandomi di scoprire due zoccoli da cavallo al posto delle ciabatte. Le ho spiegato che stavo ancora sistemando casa e che probabilmente il giorno del trasloco si era sentito più rumore del normale, ma Ilonka non parlava degli scatoloni. Parlava proprio del mio modo di camminare.
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