Con lei c’era un’altra vicina, che durante tutta la dimostrazione sembrava voler essere inghiottita dal pianerottolo. Era visibilmente mortificata e continuava a guardarmi con l’espressione di chi avrebbe voluto dire: “Ti giuro che non siamo tutti così.”
Per sdrammatizzare, poco dopo si è presentata con un paio di pantofole.
“Tieni, magari con queste fai meno rumore.”
Non sapevo se ridere, ringraziarla o considerarle il primo dispositivo obbligatorio per la circolazione pedonale domestica. Alla fine le ho prese, perché lei era davvero gentile e stava soltanto cercando di rimediare all’accoglienza organizzata da Ilonka.
Così il mio benvenuto in Alta Austria non è stato un dolce, una bottiglia o un semplice “piacere di conoscerti”, ma un corso accelerato sulla camminata silenziosa e un paio di pantofole correttive.
Da quel giorno, ogni tanto, mentre attraverso il soggiorno, mi accorgo ancora di pensare a come sto appoggiando i piedi. Se sento il tallone battere un po’ più forte, immagino immediatamente a buttanazza ri Ilonka al piano di sotto, con l’orecchio teso e il cartellino da istruttrice già pronto.
Io comunque le pantofole le uso. Non perché abbia accettato di vivere in punta di piedi, ma perché sono comode e, soprattutto, rappresentano perfettamente il mio ingresso nella vita austriaca: sono arrivata a ottobre e il giorno dopo avevo già ricevuto la multa morale per eccesso di tallone. 🇦🇹🤣
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