L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Il threesome sul vialetto ed il post interruptus.

Va bene, riprendo a scrivere il post interruptus, capitolo 27 e mezzo, a seguito di esplicita richiesta in pieno stile fan service, anche se vi avviso subito, non è detto che questa storia finisca bene come Misery non deve morire.

Nelle puntate precedenti avevo abbandonato per qualche settimana i racconti del mio condominio per trasferirmi idealmente nel piccolo borgo croato dove trascorro ogni estate. Nell’ultimo episodio stavo passeggiando con i cani lungo una stradina buia, erano circa le undici di sera quando mi sono fermato davanti a una vecchia casa che avevo sempre creduto disabitata.

Da dietro il muro comparivano e scomparivano teste bionde, prima una ragazza, poi un’altra, poi un ragazzo, tutti apparentemente molto impegnati a divertirsi, complici qualche bottiglia di birra vuota e un’atmosfera decisamente diversa da quella che mi aspettavo di trovare durante una tranquilla passeggiata.

Mi ero fermato qui.

Ora, sinceramente, non ricordo più come finisse davvero quella scena, potrei inventarmi un finale alternativo con Goran in perizoma che sbuca all’improvviso dal nulla, ma credo che sarebbe troppo persino per questa raccolta di storie.

Ecco un altro VDI:   È il condominio. Nessuno ti parla. Ma tutti ti vedono.

Riprendiamo allora da dove eravamo rimasti.

Il ragazzo riappare insieme alla ragazza con i capelli più lunghi, lei è leggermente più alta di lui e gli volta le spalle, lui indossa ancora la maglietta bianca dell’Hajduk Split con il grande “1950” stampato sul petto, le sposta lentamente i capelli da un lato, le scopre la schiena e inizia a baciarle il collo, poi si appoggia completamente a lei, i loro profili disegnano una specie di mezzaluna nella penombra.

Dopo qualche secondo la tira delicatamente verso di sé, entrambi rimangono in piedi, vicinissimi, le espressioni rilassate lasciano spazio a quelle tipiche di due persone completamente immerse nel momento.

L’altra ragazza è sparita.

O almeno così sembra.

Poco dopo ricompare alle spalle del ragazzo, lo abbraccia, lui si gira appena con il busto, senza staccarsi dall’altra, la bacia sulle labbra e lei passa le mani lungo le loro schiene.

A quel punto realizzo che sto scrivendo come uno sceneggiatore di un vecchio romanzo Harmony.

Ecco un altro VDI:   Il benaltrismo dei vicini

Illuminati soltanto da un piccolo faretto a led nascosto nel cortile, quei tre ragazzi, probabilmente alleggeriti da qualche birra di troppo, stanno vivendo il loro momento con una naturalezza disarmante.

Io, invece, provo un misto di stupore, imbarazzo e quella sana invidia maschile che ogni tanto riaffiora.

Sto assistendo a una scena che sembra uscita da un film, con l’unica differenza che il muro di cinta censura metà dell’inquadratura, lasciando lavorare molto più la fantasia che gli occhi.

La domanda però è un’altra.

Perché sono ancora lì?

Perché non me ne vado?

Bella domanda.

Forse perché se mi muovessi adesso, io o uno dei miei cani spezzeremmo un ramo, calpesteremmo le carrube secche sparse sul terreno e quei tre si accorgerebbero immediatamente della mia presenza.

Non volevo disturbare nessuno, né tantomeno passare per il guardone del villaggio.

Almeno questa è la versione ufficiale.

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