L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Il posto di sempre

La mattina seguente si presentò il marito, già furioso. Mi intimò di spostare l’auto entro cinque minuti perché quello era il suo posto e lui ci parcheggiava da sempre.

“Dal contratto risulta mio. Se sei l’amministratore dovresti saperlo.”

Lui cominciò a urlare che abitava nel palazzo da quarant’anni e che l’ultimo arrivato non poteva rubargli il parcheggio. Non gli interessava ciò che dicevano i documenti: la macchina doveva sparire oppure me l’avrebbe rigata. Me lo gridò avvicinandosi fino a pochi centimetri dalla faccia.

Lo lasciai sul pianerottolo, entrai in casa e tornai con il contratto. Gli mostrai la planimetria, dove il posto era indicato senza possibilità di equivoci, poi persi anch’io la misura.

“Se oggi, domani o tra un mese trovo un solo graffio, vengo direttamente da te. Prega che a quella macchina non succeda niente, perché anche se me la urtano al supermercato, io vengo da te.”

Per restituirgli la provocazione mi avvicinai a mia volta, sfruttando il fatto di essere più giovane e più alto di lui. Rimanemmo faccia a faccia per qualche secondo, poi abbassò lo sguardo, borbottò qualche bestemmia e tornò nel proprio appartamento.

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Da casa mia lo sentii sbattere la porta e sfogarsi con la moglie, insultando mezzo calendario e urlando che ormai “ce l’avevano in quel posto” e che sarebbe stato costretto a parcheggiare altrove. Io, invece, continuai a utilizzare il posto previsto dal contratto e la macchina non ricevette nemmeno un graffio.

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