L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Il plot twist di Dio

Nel 2017 a soli 27 anni io e mio marito abbiamo coronato il sogno di acquistare una casa tutta nostra dopo 8 anni di affitto.

Prendiamo questa bella casa grande in un condominio piccolo e in una zona tranquilla.

Nessuno, però, ci aveva avvisato che proprio di sotto a noi viveva l’emblema del VDI: un’anziana signora vedova che viveva con il figlio che di sano non aveva nulla (si dice fosse ex tossico).

A un mese dal trasloco, una mattina, mi ritrovo i carabinieri a casa, chiamati da lei perché facevamo rumori assurdi: la bambina era all’asilo, mio marito a lavoro, io ero a casa con mia mamma che prendevamo un caffè ed ai piedi avevo le ciabatte. Il cane anziano dormiva sul divano.

I carabinieri si scusano, dicendo che purtroppo conoscevano il soggetto in questione e che mi sarei dovuta armare di santa pazienza e considerarla per quel che era. Loro la conoscevano bene e conoscevano bene il condominio di via B..

Fu in quel momento che capii che la signora mi avrebbe reso la vita impossibile.

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Una domenica alle 14 mio marito era al piano superiore (l’appartamento ha due piani) a guardare la TV con la bimba, mentre io e il cane dormivamo di sotto in camera da letto. All’improvviso ci suona il citofono all’impazzata: era lei che urlava di smetterla di trapanare. Le dico che noi stavamo riposando e non avevamo nessun trapano, mi affaccio e vedo che a trapanare è un altro vicino che era in garage a fare i lavori – anche se alle 14 non avrebbe potuto – e di prendersela con lui.

Lei vede con i suoi stessi occhi che era il vicino a trapanare ma niente, ma continua ad urlare che siamo noi.

Un’altra mattina si affaccia e mi dice che la bambina deve smettere di cantare e di camminare per casa, si lamenta che mio marito alle 6 del mattino fa la pipì perché si alza per andare a lavoro.

Ne potrei raccontare ancora tante, ma mi limito a riassumere e a elencare quello che faceva.

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Mi diceva: “Tu morirai presto, andrai via da questa casa!”, “Quando è che te ne vai da qui pu*****?”. Un giorno mi sono trovata la macchina rigata, un altro giorno la porta del garage anch’essa rigata.

Mi aspettava sul balcone per insultarmi, per deridere il mio aspetto fisico con frasi del tipo: “Ma non ti fai schifo e non ti vergogni a scendere con quel culo così grosso?”.

Il figlio? Un morto vivente che passava la sua vita a fumare e a buttare le cicche nel giardinetto condominiale sottostante (ah, dicevano che eravamo io e mio marito a buttarle, peccato che non abbiamo mai fumato).

Ero arrivata alla disperazione: avevo paura di rientrare in casa mia e spesso mi accompagnavano i miei familiari (la paura derivava anche dal fatto che confrontandomi con gli altri condomini avevo saputo che quella famiglia di m**** non ci stava con la testa e spesso erano ricorsi alle mani con altri condomini).

Mio marito, in tutto questo, si è scontrato con lei e con il figlio usando brutte maniere ma nei limiti, tenendo sempre conto di avere a che fare con una pazza anziana. Provammo anche a sporgere denuncia, ma il carabiniere ci disse che sarebbe stato inutile visto che la signora aveva 80 anni e che aveva un sacco di denunce da parte degli altri condomini.

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Alla fine un giorno rispondo ai suoi quotidiani insulti con questa magica frase: “Signora, che Dio la benedica!”.

Essendo lei devota alla religione e a Dio, la toccai nel profondo della sua subdola mente e fu così che mi chiese scusa e mi abbracciò, addirittura.

Da lì in poi, la tranquillità.

Dopo neanche un annetto, una mattina arrivò l’ambulanza (si dice che il figlio l’avesse picchiata pesantemente) e la portò via.

Da quel giorno non tornò più perché fu chiusa in una struttura dove poi è venuta a mancare mesi fa.

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