Poi sono arrivati il fratello di uno dei due, la compagna e il cane. Si sono fermati cinque giorni.
Hanno portato la tombola.
Non pensavo di poter rimpiangere UNO, invece è successo. Prima sentivo due persone discutere di quattro carte. Adesso c’erano numeri annunciati a voce piena, risposte, proteste e festeggiamenti.
La tombola continuava di giorno e riprendeva la sera. Io provavo a lavorare o studiare e mi ritrovavo a rileggere la stessa riga perché, dall’altra parte, qualcuno aveva appena estratto un numero decisivo.
Ho provato anche a guardare un film. Niente. Alzavo il volume, ma le loro voci arrivavano comunque, e non volevo trasformare anche casa nostra in un altro problema per il palazzo.
Continuavo a chiedermi se fosse il caso di bussare di nuovo. Di notte ero andata senza dubbi; di giorno esitavo, anche se ormai non riuscivo più a fare niente con tranquillità.
Il mio ragazzo non mi ha ancora detto “te l’avevo detto”. Credo stia aspettando che ammetta spontaneamente qualcosa.
Io intanto ho rinunciato alla torta.
A questi, se dai anche lo zucchero, non so quando li fermi.
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