Giocano in due. Lo preciso perché, dal volume, sembrano molti di più.
“Tiè! Beccati questo più due! E adesso che fai? Eh?”
“Più quattro, stronzo!”
Io e il mio ragazzo ci siamo guardati dal letto. Sentivamo le carte che venivano annunciate, gli insulti, le contestazioni. La televisione era accesa sotto, abbastanza alta da rendere necessario urlare ancora di più.
Quando uno vinceva, cominciavano i festeggiamenti. Cori, salti, prese in giro al perdente. Poi un’altra partita.
La videochiamata all’amica è arrivata durante una disputa sulle regole. Erano le tre e loro avevano bisogno di un parere esterno.
A quel punto avrei partecipato volentieri anch’io, visto che stavo seguendo la partita senza aver ricevuto nemmeno una carta.
Alla seconda notte sono andata a bussare.
Silenzio immediato.
Ho insistito e alla fine una voce, da dietro la porta chiusa, ha chiesto:
“Stiamo facendo casino?”
Ho spiegato che erano due notti che non ci facevano dormire. Si sono scusati e, per qualche giorno, non abbiamo sentito più niente.
Mi sono detta che bastava parlarsi. Il mio ragazzo, saggiamente, non ha commentato.
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