L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Il permesso di urlare

Gli agenti ci hanno detto che in quel momento non potevano risolvere la situazione e ci hanno invitati a sporgere denuncia.

Ero esausta. Avevamo chiamato perché non riuscivamo più a sopportare le urla e mi ritrovavo con un’altra cosa da fare, senza sapere cosa sarebbe cambiato quella notte.

Poi sono andati via.
 
Sono cominciati i colpi contro muri e soffitto. La vicina cantava, batteva le mani e urlava rivolgendosi a noi. Il rumore era diventato ancora più forte, ma adesso aveva anche uno scopo dichiarato: tenerci svegli per aver chiesto aiuto.

Mi sono fermata ad ascoltare quelle parole. Fino a quel momento speravo soltanto che smettesse. Adesso mi chiedevo cosa ci aspettasse nei giorni successivi.
 
Ci siamo guardati senza sapere cosa dire. Avevamo appena fatto intervenire qualcuno e ci sentivamo meno tranquilli di prima.

La denuncia la valuteremo, ma in quel momento facevo fatica a immaginare un risultato. Sentivo lei sotto di noi, ancora in piena attività, e avevo la sensazione che ogni tentativo potesse diventare il pretesto per ricominciare peggio.

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