Il problema è che questa storia sta degenerando in un’altra, parallela.
Perché ogni volta che succede una cosa così, qualcuno deve per forza dire:
“Eh, ma è possibile che dall’Italia arrivano solo cafoni aggressivi?”
E io giù a spiegare che no, questi sono casi isolati, eccezioni, mosche bianche…
Solo che, a furia di eccezioni, sembra quasi la regola.
E io, sinceramente, comincio a esaurire la pazienza.
Oggi, per esempio, il mio insegnante di inglese — pure lui con un nuovo vicino italiano — mi ha raccontato che i figli di questo gridano tra loro come se vivessero su due montagne opposte.
Urla così forti che puoi seguirci una soap opera senza vedere le scene.
E alcune storie che mi ha raccontato mi avrebbero fatto venire impulsi omicidi al suo posto.
Quindi sì, sono avvilitissimo.
Tra i martelli, i pregiudizi e le urla, mi sento come l’ultimo ambasciatore di un Paese che non sa stare zitto.
E che, purtroppo, si sta scavando la reputazione… a colpi di martello.
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