Il giorno seguente trovai di nuovo il muretto bagnato. Questa volta non pulii subito. Feci una fotografia, segnai l’ora e la inviai all’amministratore insieme al messaggio: “È successo ancora dopo il richiamo. Non è più un incidente.”
Evidentemente lui la contattò direttamente, perché quella sera sentii la sua voce nell’androne. Parlava al telefono e ripeteva che il cane “non poteva certo tenersela fino al parco”. Nessuno le aveva chiesto questo, ma ormai aveva trasformato i dieci metri che separavano il portone dall’aiuola in una traversata impossibile.
Da allora porta con sé una bottiglietta d’acqua. Non sempre arriva fino al parco e qualche volta il cane tenta ancora di fermarsi davanti al mio giardino, però adesso lei accorcia il guinzaglio e lo fa proseguire. Non mi saluta più e, quando mi vede sulla panchina, assume l’espressione di chi è stato vittima di una grave ingiustizia condominiale.
Il muretto l’ho dovuto lavare con un prodotto specifico e ridipingere nella parte bassa. È tornato quasi bianco, anche se in controluce si vede ancora un piccolo alone.
Il cane, invece, continua a salutarmi. Passa, rallenta davanti alla panchina e piega la testa come faceva prima.
Poi guarda la padrona e tira verso l’aiuola.
Lascia una risposta