A volte penso davvero che il karma esista. Non come concetto astratto, non come frase fatta buona per i social, ma come qualcosa di lento, silenzioso, che osserva e aspetta il momento giusto per rimettere le cose in equilibrio.
Dopo nove anni di cattiverie quotidiane, dispetti meschini, rumori fatti apposta, insulti più o meno velati, pettegolezzi sparsi con metodo e una quantità infinita di altre cose che non sto nemmeno a elencare — perché non basterebbe una pagina intera — a giugno ce ne siamo andati. Ce ne siamo finalmente andati da quella stramaledetta bifamiliare che, col tempo, era diventata una prigione emotiva.
Quelle mura avevano smesso da tempo di essere una casa. Ogni rumore faceva sobbalzare. Ogni finestra aperta era un rischio. Ogni giorno era vissuto con la sensazione di essere osservati, giudicati, provocati. La serenità, quella vera, era stata erosa lentamente, fino a diventare un ricordo lontano.
Ci siamo trasferiti in una bella villa singola. Niente muri in comune, niente sguardi di traverso, niente rumori sospetti. Solo silenzio. Un silenzio che all’inizio faceva quasi paura, tanto non eravamo più abituati. Ma era un silenzio buono, finalmente nostro. Nessuno ci tormenta. Nessuno ci controlla. Nessuno ci vive addosso.
Lascia una risposta