L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Non sono incinta

Il vicinato è quel genere di luogo dove le vite si sfiorano come carrelli al supermercato: intime abbastanza da sapere il colore della tenda in salotto, ma mai al punto da conoscere veramente le stagioni dell’anima degli altri. Ci conosciamo da anni, quindi pensavo di sapere cosa aspettarmi. E invece, eccola: signora sull’ottantina, arzilla come una trottola rimasta incastrata nel tempo, cappellino sempre leggermente storto come fosse un distintivo.

Saluta il mio compagno con la solita formula di rito — «Ciao, come stai? Tutto bene?» — e poi, con la rapidità di chi spara per primo, si volta verso di me e mi dice: «Ma sei incinta o sei ingrassata?». Non una domanda, non una curiosità maldestra: una lama di parole bella e pronta.

Per un istante sento tutto il sangue concentrarsi nella testa, come se qualcuno avesse chiuso il rubinetto del buon senso e messo la pressione tutta lì. Vorrei gridare, vorrei farle capire che certe battute non si fanno, che la mia pancia non è una scala su cui lei può salire con la sua opinione. Vorrei anche prenderla a schiaffi, lo confesso — non perché io ami la violenza, ma perché la rabbia aveva assunto la forma più antica e primordiale.

Ecco un altro VDI:   La vicina omofoba

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