Terminavo quello che dovevo fare, risalivo e rientravo in casa. Appena sentiva chiudersi la mia porta, il vicino riapriva immediatamente la sua e rimetteva il cane in giardino.
Dopo pochi minuti dovevo uscire di nuovo e ricominciava tutto da capo: porta, abbaio, vicino che usciva, cane fatto rientrare, mio viaggio in cantina, ritorno a casa e nuova liberazione dell’animale.
Abbiamo ripetuto questa coreografia almeno dieci volte. A un certo punto avevo quasi l’impressione che il vicino aspettasse apposta di sentire la mia porta chiudersi per far uscire nuovamente il cane, anche se sapeva benissimo che stavo facendo avanti e indietro.
Alla decima replica, tra un abbaio e l’altro, mi è sfuggito:
“Che due coglioni questo cane.”
Quando mi sono trasferita, lui mi salutava dalla finestra agitando la mano: "Salve, vicina!". Adesso,…
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