L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Il gatto nero

“Cioè non è che cioè potresti venire a dar da mangiare cioè al gatto nella settimana in cui cioè sarò via in ferie?”.

Il mio vicino, doveva partire per le vacanze; solitamente è la sorella a occuparsi del gatto mentre è fuori casa, ma andando via proprio con lei non trovava altre facili soluzioni.

“Cioè tu hai sempre avuto gatti quindi cioè di te mi fiderei, cioè ok se puoi eh?”

In fondo era quasi Natale, ero pervaso da un insolito sentimento di altruismo e mi ero un po’ intenerito forse in seguito alle preoccupazioni e i pensieri sul mio stato di salute di quel periodo: insomma mi aveva beccato in un momento a lui favorevole.

“Eh …..ok dai…. parti tranquillo” che sarebbe stato mai, alla fine si sarebbe trattato di andar 10 minuti al giorno a dar da mangiare e pulir la lettiera.

Non ho grandi rapporti col mio vicino, ogni tanto scambiamo due parole quando ci incontriamo per buttare la spazzatura. Mi chiede del lavoro, degli animali. Ha provato in un paio di occasioni a coinvolgermi nei suoi discorsi, anche ben argomentati, sul buddismo, ma per il resto, ciao, ciao che caldo/freddo che fa (E mentre scrivevo questo mi viene in mente la trasmissione Colpo Grosso, ma non so perché).

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Mi lascia le chiavi e mi dice: “Metterò il sacco del cibo sul tavolo della cucina”

Il gatto, che chiamerò amorevolmente Pluto, come il famoso gatto nero di Edgar Allan Poe, è un bonaccione a dire del vicino.

“L’appartamento sai qual è” mi dice; ovvio che lo so, è proprio nello stesso pianerottolo di quello abitato prima dalla ballerina di Lap dance e oggi da Dexter.

E così in una fredda sera di dicembre, poco prima di cena esco per incontrare per la prima volta Pluto; decido di passare direttamente dal vano garage, passo dalla porta tagliafuoco ed entro nel palazzo del mio vicino.

Schiaccio l’interruttore della luce del vano scale, le luci del primo piano non si accendono solo quella sulla rampa dà un segno di vita: una fioca intermittenza di un neon che si sta lentamente spegnendo.

Arrivo alla porta del mio vicino che è proprio alla fine del corridoio non illuminato e accendo il led dello smartphone per trovare la toppa.

Apro la porta e mi aspetto di trovare subito un gatto miagolante per la fame.

Non riesco ad accendere la luce interna, ma dove cazzo hanno messo l’interruttore?

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Con la coda dell’occhio vedo gli occhi del gatto riflettere la luce dei led del cellulare.

Due fari nella penombra.

Trovo l’interruttore, accendo la luce.

Il gatto mi guarda e soffia.

Cominciamo bene….

Non ero mai stato a casa del vicino.

Con il gomito sinistro mentre mi giro goffamente urto una statua di Buddha alta circa 50/60 cm.

La vedo traballare pericolosamente sulla mensola rialzata del mobile in cui si trovava. Una sorta di altare. Sposto d’istinto la mano destra in soccorso per fermarla, quella con cui tengo il telefono e nella foga faccio cadere un paio di mala, quelle collane di palline di legno. Sono dentro da solo da 10 secondi, di quel passo in 5 minuti avrei potuto demolire l’intera casa.

Buddha era salvo.

Pluto mi osserva dalla porta che dà verso la zona notte.

Una sagoma nera su sfondo scuro, un gatto poco rassicurante.

Riempio la ciotola di cibo e il gatto anziché ringraziare con fusa e strusciamenti soffia nuovamente e mi osserva, non mangia.

È più grasso della statua appena salvata.

Devo pulire la lettiera. Pluto mi anticipa, corre verso la camera da letto, vi entra e dopo pochi istanti sento un rumore, un tonfo di qualcosa che cade pesantemente a terra, il tutto accompagnato da un miagolio isterico.

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Entro cautamente in camera per verificare che il gatto non fosse morto proprio il primo giorno di cat sitting.

Con il piede urto qualcosa che rotola qualche metro più avanti. Un qualcosa di forma ovale che sbatte prima sull’armadio e poi sulla base inferiore del letto.

Una testa umana.

Avevo urtato una testa.

Davanti a me c’era un corpo riverso a terra, un corpo seminudo con un braccio in avanti come se stesse abbracciando dei vestiti ed un altro ripiegato all’indietro. Un corpo inerme senza testa.

Pluto in cima al letto emetteva il suo macabro miagolio con il quale mi aveva accolto.

Non so perché il mio vicino tenga un cazzo di manichino di legno in camera.

Presumo lo utilizzi come appendiabiti.

So solo che mi ha dato una sensazione di macabro.

Dopo aver perso qualche anno di vita riattacco in qualche modo la testa al cadavere di legno e lo rimetto in piedi….

Demerdizzo la lettiera e saluto Pluto che contraccambia simpaticamente soffiandomi…

Ci saremmo rivisti altre 6 volte, ma il primo incontro non si scorda mai.

#unavitaadepisodi

**Storia pubblicata con l’autorizzazione del genio di Massimo Atzeni 

 

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