Siamo in sei condomini. Sei.
Un numero talmente piccolo che, teoricamente, dovrebbe garantire dialogo, buon senso e magari anche un minimo di civiltà. In pratica, invece, sembra di vivere in un micro–stato indipendente governato da equilibri oscuri, alleanze non dichiarate e poteri che nessuno ricorda di aver mai votato.
A quanto pare il vicino di M. fa combutta con il caposcala. Non un’amicizia qualunque, no: una di quelle amicizie strategiche, silenziose, che producono effetti concreti. Il caposcala, forte di questa alleanza, ha deciso che le scale si puliscono a turno, seguendo un calendario deciso da lui. Non discusso, non condiviso, non affisso con gentilezza: deciso. Punto.
Peccato che la legge dica chiaramente altro, ma va bene, sorvoliamo. Quieto vivere, pace condominiale, un colpo di scopa in più non ha mai ucciso nessuno.
Il problema, però, è che le regole sembrano elastiche. Molto elastiche. Si allungano, si restringono e cambiano forma a seconda di chi le infrange.
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