Il vicino ha accettato di andare a fumare nel suo giardino, ma in cambio mio marito deve smettere di cantare sulle scale. Mio marito non canta. Ho comunque portato a casa l’accordo, prima che cambiasse idea.
Negli anni qualche problema nel palazzo si era risolto. Quelli di sopra, con i bambini che correvano fino alle due di notte, se n’erano andati. Quelli di sotto avevano finalmente capito che il cane abbaiava per ore quando rimaneva solo. Ci avevano messo dieci anni, ma apprezzavo il risultato.
Stavo quasi cominciando a rilassarmi quando il vicino del piano terra ha trovato il suo posto ideale per fumare: davanti alla porta di casa, nelle parti comuni.
Le nostre scale sono chiuse sui lati e coperte sopra, mentre sul davanti c’è un’apertura. Per lui questo basta a considerarle all’aperto.
Per il fumo, evidentemente, no. Sale lungo le scale e arriva dentro il nostro appartamento al primo piano. Anche con la porta chiusa.
La prima volta ho cercato di capire da dove venisse. Poi ho riconosciuto l’odore, ho controllato e ho collegato le uscite del vicino a quelle improvvise zaffate dentro casa.
Gli abbiamo fatto presente il problema più volte. La risposta era sempre che lui fumava fuori.
Ha anche un giardino privato, ma preferiva fermarsi sull’uscio. Lui finiva la sigaretta e rientrava; noi restavamo con l’odore.
Il fumo degli altri
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