Nel mio condominio avevamo — uso l’imperfetto ma solo per speranza — una coppia di vicini piuttosto… creativi nel concepire lo spazio condiviso.
In particolare, lei aveva questa bellissima abitudine di lasciare scarpe sparse ovunque, proprio davanti alla porta di casa loro.
Ma non parlo di una scatola ordinata con due ciabattine discrete eh…
No no.
Parlo di una distesa di scarpe: scarponi, infradito, ballerine, Crocs, mocassini, stivaletti, ciabatte flosce, e almeno un paio con cui non sai se ci fa jogging o ci va in discoteca.
Tutte rigorosamente buttate in mezzo al pianerottolo, a ridosso dello scalino, in mezzo al passaggio di tutti.
Chi saliva o scendeva doveva fare lo slalom.
Io, con la spesa in mano, ho rischiato più volte di piantarmi un tacco 38 nel malleolo.
Ma il punto non è solo l’ostacolo visivo e fisico.
Il vero problema è che mia nipotina, che ha tre anni e mezzo, viene spesso da me nel weekend. E come tutti i bimbi, vuole toccare tutto, sedersi a terra, giocare con le cose strane.
E quelle scarpe, lasciate lì per settimane, erano un invito al disastro: sporche, mezze aperte, piene di sassolini e chissà cos’altro.
paolo zuanon
Si raccoglie e si butta nella spazzatura