Esco per far pisciare il cane, con la speranza che decida finalmente di mollare anche il carico pesante, visto che sono ormai due giorni che non la fa.
Cominciamo il solito giro. Lei annusa ogni filo d’erba, si ferma davanti a tutti gli alberi e osserva il paesaggio con la serenità di chi non ha alcuna urgenza intestinale. Io, invece, la seguo con il sacchetto già pronto in mano, cercando di convincerla con lo sguardo.
Allunghiamo la passeggiata, torniamo sui nostri passi e ripassiamo perfino nei punti che normalmente considera più interessanti. Niente. Il cane passeggia, contempla e annusa, ma non produce.
Ormai rassegnata all’idea di dover ripetere l’intera operazione più tardi, imbocco il vialetto per tornare a casa.
Il canto liberatorio
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