L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Il caffè

Rimango immobile.

Lo guardo.

Lui guarda me.

Nella mia testa provo a elaborare la frase appena sentita, magari ho capito male, forse ha detto “una signora”, magari parlava della madre di qualcun altro oppure si è semplicemente confuso con un’altra casa.

Il problema è che la mia povera mamma è morta nell’agosto del 2018 e, oltretutto, quando era viva non amava nemmeno il caffè, quindi dubito fortemente che abbia deciso di tornare dall’aldilà proprio quella mattina, dopo anni, per offrirne uno al tecnico dell’Enel.

Passano circa dieci secondi di silenzio.

Dieci secondi lunghissimi, durante i quali cerco di capire se sia il caso di fare domande, chiamare qualcuno oppure entrare in casa e fingere che quella conversazione non sia mai avvenuta.

Alla fine riesco soltanto a mormorare:

«Prego?»

Il tecnico, invece di accorgersi della mia espressione e chiedersi se abbia detto qualcosa di strano, ripete tutto con ancora più sicurezza:

«Ho già preso il caffè con sua madre, poco fa.»

Ecco un altro VDI:   La causa, l'amarezza e i cattivi vicini

Poi indica il mio giardino.

Il mio.

Non quello della casa accanto.

Non un altro cancello.

Il mio giardino.

Secondo il suo racconto, una donna era uscita da casa mia, lo aveva invitato a entrare e gli aveva offerto un caffè, tutto mentre io ero tranquillamente dentro l’abitazione e non mi ero accorta di nulla.

Comincio a sentire una leggera inquietudine.

«Con mia madre?»

«Sì, certo, proprio qui.»

E continua a parlare come se fosse la cosa più normale del mondo.

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