L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Il bambino urlante

Abito in una casa indipendente, e fino a qualche anno fa pensavo di essere al riparo da certe tipiche “gioie da condominio”.
Silenzio, privacy, nessuno sopra né sotto di me: un piccolo paradiso di quiete, specialmente di notte. Poi, un giorno, sul lato sinistro del terreno, dove si affacciano le nostre camere, hanno deciso di costruire un palazzo. Quattro piani, finestre ovunque, balconi a due passi dai nostri vetri.
Da quel momento, la pace è finita.

All’inizio era solo qualche rumore: il portone che sbatte, un motorino nel cortile, la gente che chiacchiera sui balconi d’estate. Niente di grave. Poi, da qualche settimana, l’incubo. Una delle condomine ha partorito. E non ci sarebbe nulla di male, anzi — i bambini sono una gioia. Ma questa signora, per qualche ragione che sfugge alla logica, ha preso la malsana abitudine di portare il neonato sul balcone nel cuore della notte.

Quando dico “urlante”, non esagero.
Piange, urla, si dispera — e lei, invece di calmarlo in casa, lo porta fuori, all’aperto, sotto le nostre finestre. Tutte le notti.

Ecco un altro VDI:   Gli esibizionisti.

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