Il mio compagno faceva colazione, pranzava e cenava alternativamente a casa della madre o della nonna. Io, invece, non ero mai invitato né contemplato.
Ero la vergogna da tenere nascosta agli occhi dei parrocchiani, il disonore della pia discendenza e, contemporaneamente, un segreto di Pulcinella conosciuto da tutto il paese.
Mi facevano sentire come l’ospite indesiderato che si presenta senza avvisare proprio all’ora di cena, quando la casa è in disordine e non c’è abbastanza cibo. Peccato che quella fosse anche casa mia.
Alla fine non riuscii più a sopportare né lui né le due sentinelle ai lati del Riad. Chiusi la relazione e cercai un posto dove ricominciare da solo.
Fu così che mi rivolsi a Samantha, nome di fantasia, proprietaria di un enorme ecomostro di cemento armato nel quale vivevano circa ottanta persone.
Lasciai una casa piena di statue egizie, incenso, acquasantiere e matriarche per trasferirmi da solo in mezzo a ottanta vicini da incubo.
Pensavo di essermi liberato dal caos.
In realtà stava appena cominciando uno dei periodi più bizzarri della mia vita.
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