La vicina ha chiamato i carabinieri dicendo di aver sentito due persone litigare. Temeva che fosse successo qualcosa di grave, forse un omicidio.
Da quanto ci è stato poi riferito, le avevano suggerito che potesse trattarsi della televisione. Lei aveva insistito: aveva riconosciuto la voce della vicina.
Su quello aveva ragione. Le mancava soltanto il contesto.
Quando i carabinieri hanno bussato, la mia amica è andata ad aprire così com’era.
Le hanno spiegato il motivo della visita e lei ha cercato di chiarire che stava lavorando a un libro. Nessuna lite in casa, nessuna seconda persona nella stanza.
Per confermare mi ha chiamata in chat e ha mostrato il lavoro sul computer. Ci siamo ritrovate a spiegare una sessione di editing a persone venute a verificare che nessuno si fosse fatto male.
Gli agenti erano visibilmente imbarazzati. Lei pure.
Noi volevamo capire se i personaggi sembrassero veri. Non avevamo previsto una verifica a domicilio.
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