Chissà che cosa starà facendo il mio vicino Dexter.
Ci siamo lasciati con un’aura di sospetto e con la sensazione, sempre più concreta, che in fondo non sia affatto un serial killer, io continuo a sperarci.
Possibile che il proprietario dell’appartamento, dopo anni di inquilini completamente fuori di testa, questa volta abbia trovato una persona normale?
Magari proprio mentre sono lontano da casa Dexter starà escogitando qualcosa di clamoroso, lasciando almeno un testimone superstite che possa raccontarmelo al mio ritorno oppure, più semplicemente, sta aspettando che torni io, unica vittima designata.
Se dovesse uccidermi ve lo racconterò lo stesso, non chiedetemi come, ma un modo lo troverò.
Il giorno prima della partenza il sig. Carl Fredricksen mi intercetta in garage mentre sto caricando la macchina, come ormai sapete il garage è il suo habitat naturale.
In mano ho un sacchetto trasparente con pinne e maschera da sub.
Mi guarda e parte subito con le domande.
— “Ciò, veto in ferie?”
“Sì”, rispondo.
— “Veto al mare o in montagna?”
Ho in mano delle pinne giallo evidenziatore, le vede, per forza le vede, eppure…
Gli rispondo:
“Macché mare, attraverso la Russia in retromarcia e provo a invadere la Kamchatka con queste pinne e le catene da neve”, mostrandogli anche le catene rimaste nel bagagliaio dall’inverno precedente, tanto so già che non mi ascolta.
Infatti riparte.
— “Ciò… sito el marìo dea Cengio?”
“No, e prima che me lo chieda di nuovo, non sono neanche il vigile.”
Lui annuisce.
— “Ah giusto… ti te sì el vigie.”
Esattamente come previsto.
Provo perfino a confonderlo.
“Guardi che sono il marito del vigile.”
Niente, lui prosegue imperterrito, mi racconta dei ragazzini con i monopattini, del rumore, delle corse, delle urla, senza accorgersi minimamente che io sto ormai pensando soltanto a una via di fuga.
Le possibilità sono quattro, colpirlo con le catene da neve, simulare un’autocombustione, fingermi morto oppure, la più semplice, prendere il telefono completamente scarico, portarlo all’orecchio e iniziare una finta conversazione.
Lui continua tranquillamente a parlare, non con me, ma con l’estintore e con lo spazzolone delle pulizie condominiali, io nel frattempo riesco finalmente a scappare.
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