Abito sopra una famiglia che vive una situazione molto difficile.
Hanno un bambino affetto da una grave condizione neurologica e, nel corso degli anni, ho imparato a convivere con i suoi pianti e con le sue crisi. Non perché non mi colpiscano, ma perché sentire ogni giorno quelle urla senza costruirsi una qualche barriera emotiva sarebbe impossibile.
I suoi genitori fanno quello che possono. Li vedo correre dietro a lui, cercare di calmarlo, proteggerlo e regalargli una vita il più normale possibile.
In questi giorni di caldo tengono spesso una piccola piscina gonfiabile in giardino e il bambino sembra stare bene lì dentro. Gli piace stare all’aperto e spesso si distrae guardando le mie gattine dalla finestra.
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