L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Condominio criminale

Il mio condominio è composto da tre portoni.
Dieci famiglie per portone.
Ci vivo da oltre quarant’anni e ormai ho smesso di chiedermi come facciano certe persone a stare in mezzo alla società senza essere studiate da qualcuno.
Perché qui non esistono i vicini normali.
Qui abbiamo direttamente un catalogo umano.
C’è quello che al supermercato litiga col cibo.
Non metaforicamente.
Letteralmente.
Una volta l’hanno visto insultare una lattuga perché “troppo molle”. Un’altra discutere davanti al banco surgelati con una confezione di bastoncini di pesce come se stessero cercando di provocarlo.
Poi abbiamo la signora anziana del primo piano che apre il portone a chiunque.
Chiunque.
Basta citofonare.
«Chi è?»
Silenzio.
CLACK.
Aperto.
Lei sostiene che dal videocitofono non vede bene. Il risultato è che nel palazzo entrano venditori, testimoni di Geova, corrieri sbagliati, gente che cerca altri civici, persone che probabilmente nemmeno abitano nel quartiere.
Una volta è entrato pure uno che chiedeva informazioni per una via che sta a due chilometri da qui e lei gli ha aperto lo stesso.
Poi c’è il vecchio delle scoregge.
Perché sì, ogni condominio ha una figura che nessuno vorrebbe nominare ma che tutti conoscono benissimo.
Il nostro è lui.
Ascensore piccolo, senza ricambio d’aria, porta che si chiude subito.
E questo essere umano che entra, aspetta il momento giusto e lascia lì il suo contributo chimico alla comunità.
Io ormai quando lo vedo arrivare preferisco fare sei piani a piedi.

Ecco un altro VDI:   condominio di ringhiera

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