Ieri non è morto soltanto il mio vicino Mario, è come se avessi perso un nonno.
Era l’unico vicino con cui mi fermavo sempre a parlare volentieri, quello che non rompeva i coglioni e non cercava pretesti per discutere. Aveva quasi novant’anni e, considerando tutto quello che aveva fatto nella vita, se li portava anche discretamente.
Era anche l’unico uomo anziano del vicinato che fosse sopravvissuto alla moglie, soltanto di un anno, è vero, ma in qualche modo mi dava speranza per il mio futuro da vecchietto.
Mario si era spaccato la schiena e consumato le mani raccogliendo ghiaia nei fiumi. Quella stessa ghiaia che, mescolata al cemento e al ferro, era servita a costruire case nel dopoguerra. Aveva lavorato una vita intera e ogni ruga sembrava conservare un pezzo di ciò che aveva visto.
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