Una volta mi stava raccontando di un uomo e mi chiese se lo conoscessi. Provai a capire di chi parlasse, ma non riuscivo proprio a immaginarlo.
“Dai, è quello che aveva l’officina dietro l’ingresso del porto, agli archi.”
“No, Mario, non mi ricordo chi sia.”
“Quello che il padre aveva il carretto del pesce in piazza.”
“Niente, Mario, non mi viene in mente.”
“Era sposato con quella che faceva la sarta.”
“Va bene, Mario, io non me lo ricordo. Finisci di raccontarmi la storia, magari dopo capisco chi è.”
Lui allora concluse:
“Niente, quello era partito per la guerra e non è più tornato. Ma secondo me si è rifatto una vita in Russia.”
“Scusa, Mario, ma di quale guerra stai parlando? Io sono del ’79.”
“L’ultima che c’è stata, no?”
Poi se ne andò con quel suo ghigno, lasciandomi lì a capire se fosse davvero confuso o se mi avesse appena preso in giro un’altra volta.
Ciao Mario. Adesso racconta tutti i tuoi aneddoti a qualcuno che quelle storie, sicuramente, le conosce molto meglio di me.
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