Con la tovaglia arriva anche il menù.
Briciole, tovaglioli sporchi, avanzi. Ho raccolto perfino rimasugli di carote alla julienne. Li guardavo sul pavimento cercando di capire come potesse sembrare normale liberarsene sopra il balcone di un’altra persona.
Un conto è una briciola che scappa. Qui finisce di sotto abbastanza roba da rendere riconoscibile quello che hanno mangiato.
Adesso ci sono anche i capelli.
Li ho trovati mentre pulivo e mi è venuta voglia di salire con quella ciocca in mano. Non per fare una scenata: vorrei proprio mostrarle cosa raccogliamo dopo che lei ha finito di scuotere.
Poi mi fermo, perché non voglio trasformare una richiesta ragionevole in una lite sul pianerottolo. Ma ogni volta che butto tutto senza dire niente mi rimane addosso la stessa rabbia.
Il balcone lo uso. Ci esco, lo tengo pulito, ci stendo. Non è uno spazio vuoto del quale possono disporre perché si trova sotto il loro.
Vorrei riuscire a farglielo capire senza dover scegliere tra sopportare e perdere la pazienza.
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