Vivo in un condominio con il mio ragazzo, e prima dell’arrivo dell’attuale vicino la vita era, tutto sommato, tranquilla. Di fianco a noi c’era una famiglia indiana: gentilissimi, riservati, sempre sorridenti. Ancora oggi, se li incrocio per strada, ci scambiamo un cenno con la testa e un “ciao” sincero.
Ma no, non siamo qui per parlare di loro.
Siamo qui per parlare del nuovo vicino. O, come ormai lo chiamiamo tra di noi: “quello che parla con i demoni alle tre del mattino”.
Appena si è trasferito abbiamo subito capito che qualcosa non andava. Ma ci siamo detti: “Dai, sarà una fase. Magari trasloco stressante”. Spoiler: non era una fase.
Era solo l’inizio.
Lui ha — diciamo — un rapporto creativo con l’alcol. Spesso inizia la serata con musica a tutto volume: heavy metal, rock & roll, roba forte ma anche buona, dai. Cioè, se fosse solo quello, potrei persino sopportarlo. In fondo, anch’io ho avuto le mie fasi grunge.
Il problema è quando canta. Anzi: urla.
Non parole vere, ma versi da concerto black metal tenuto in una caverna. E fin qui, metti i tappi e sopravvivi. Ma poi… la musica si spegne.
Ed è lì che comincia la parte inquietante.
Inizia a bestemmiare, urlare, minacciare qualcuno che non vediamo, ma che evidentemente lui sente benissimo. Batte i pugni contro i muri, rovescia sedie o tavoli (li sentiamo, ogni volta), lancia bottiglie che rimbalzano e rotolano. È come vivere accanto a un film horror dove il mostro è reale… ed è anche il tuo vicino di casa.
Cesare Albini
Stalking condominiale. Raccogliere prove e denunciarlo. Vedrai che smette.