Dopo il trasloco iniziamo a trovare continuamente staccata l’etichetta con i nostri nomi dal citofono. La rimettiamo e il giorno successivo sparisce di nuovo. Questa storia va avanti per cinque o sei giorni, finché il mio fidanzato si accorge che a rimuoverla è una ragazzina che gira per il palazzo su una specie di monopattino.
A quel punto compro una quantità esagerata di colla Super Attack, sperando che almeno per staccare ancora il nome ci rimanga attaccata con entrambe le mani. Il risultato, però, è che tra il suo continuo staccare e il nostro continuo incollare finiamo per rompere il citofono.
Poco dopo la ragazzina bussa direttamente alla nostra porta. Scopriamo che è una delle figlie della signora incontrata sulle scale e vuole che la segua dentro casa loro. Non capisco bene il motivo, ma non ho nessuna intenzione di farlo, quindi mi divincolo con il poco tedesco che conosco e la mando via.
Racconto l’episodio a un’altra vicina, che mi mette nuovamente in guardia:
“Non entrare mai in quell’appartamento e non far entrare le ragazze in casa tua. La madre le manda dagli altri condomini e qualcuno sospetta che cerchino di prendere delle cose.”
Fantastico. Eravamo lì da pochi giorni e avevamo già il citofono rotto, due avvertimenti e un presunto sistema familiare per entrare nelle abitazioni altrui.
Intanto dal piano di sotto continuavano ad arrivare quasi ogni giorno urla e pianti disumani. Da circa una settimana, inoltre, la signora aveva sistemato davanti alla propria porta un’enorme lavatrice vecchia, trasformandola in una pattumiera. Nel giro di poco tempo l’intero palazzo aveva iniziato a puzzare e sentivamo spesso gli altri condomini lamentarsi.
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