L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Voglio solo accarezzarti!

Mi ero appena trasferita da tre giorni. Avevo sistemato giusto l’essenziale: letto, divano, moka e lettiera della gatta. Il resto dei cartoni giaceva sparpagliato in salotto, in attesa che l’entusiasmo del trasloco si trasformasse in senso del dovere.

Era una domenica mattina di sole, di quelle in cui ti illudi di poter fare le pulizie con calma, musica in sottofondo, finestre spalancate e un vago profumo di detersivo che ti fa sentire quasi adulta. Stavo proprio strofinando energicamente il pavimento quando, da fuori, sento un “Torna quuuuuiiii!”.

Mi affaccio — e la vedo.
La mia gatta, l’unica cosa viva e coerente che avevo in quella fase di vita, sta attraversando il vialetto come se stesse scappando da un serial killer. Dietro di lei, una vecchietta in vestaglia rosa e ciabatte a nuvola, che urla con voce rotta dal fumo e dall’entusiasmo:
Non ti faccio niente! Voglio solo accarezzarti!!!

Ora.
Io non so in quale universo parallelo accarezzare un gatto implichi inseguirlo per venti metri nel giardino di qualcun altro, ma quella signora ci credeva fortissimo.
La gatta, dal canto suo, sfreccia tra le mie gambe come un proiettile, rientra in casa, prende la rincorsa e si infila sotto il divano, emettendo un suono che — giuro — non sapevo fosse nel repertorio felino. Una specie di “ggrrrrrrrrrrrhrrrrrrrrrhhh” demoniaco.

Ecco un altro VDI:   Mai fare prendere vizi alla gente

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