L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Voglio prendere un alpaca.

Non è uno sfizio passeggero. Non è una moda. È un desiderio che coltivo da tempo, in silenzio, tra un post su Instagram e un documentario in seconda serata. Mi piacciono, mi rilassano, e poi diciamolo: c’è qualcosa di profondamente rassicurante nello sguardo giudicante ma soffice di un alpaca.

E, a voler vedere, lo spazio ce l’avrei pure. Ho un bel giardino di circa 1000 metri quadri, tutto recintato, prato verde, zona ombreggiata, qualche pianta, niente di lussuoso ma tenuto bene. Perfetto per un alpaca solitario in cerca di pace e un po’ di erba.

L’unico vero problema è che l’unico punto dove potrei costruirgli un ricovero decente è proprio attaccato alla recinzione dei miei vicini.
Ora… io sono una persona civile. Evito i conflitti. Vivo secondo la regola aurea del “non rompere, per non essere rotto”. Quindi, pur di non creare fastidi, mi sono detto: “Lascia stare. Tienilo come sogno. Magari un giorno.”

Poi è successa la magia.
Una mattina, tornando dal lavoro, noto un piccolo pollaio spuntato come un fungo nel giardino dei vicini. Non un capanno professionale, no. Un accrocchio di legno e rete, con due galline che già becchettavano felici. E un gallo.

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