Nel 2016 mi sono trasferita a Milano dal profondo sud per ragioni di lavoro.
Un salto enorme, non solo in termini di chilometri, ma di mentalità, di rumori, di odori. Ero entusiasta e spaventata allo stesso tempo. Sapete, quelle situazioni in cui devi trovare il primo appartamento in posizione strategica per i mezzi, a prezzi “ragionevoli” e possibilmente in zone non malfamate? Una missione quasi impossibile, tipo Indiana Jones ma con meno fascino e più ansia da mutuo.
Alla fine il compromesso l’avevo trovato: un appartamentino delizioso in una zona residenziale, con supermercato vicino, fermata del tram a due passi, e un balconcino che al mattino si riempiva di sole. Avevo pensato: “Ok, ce la posso fare. Milano, ci siamo.”
Tutto sembrava più o meno a posto… tranne quel dettaglio: i vicini.
Una coppia. Una di quelle coppie da Mulino Bianco, di quelle che ti aspetti di vedere nella pubblicità del detersivo, vestiti di bianco che ridono mentre sfornano biscotti.
Peccato che, nella realtà, fossero due ossessi del gioco a rincorrersi per casa, a qualunque ora del giorno e della notte.
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