Alla mia destra, invece, vive il vicino da incubo B con la sua famiglia: la compagna, una bambina appassionata di trap e forse anche una neonata. Non ne sono sicuro perché, da queste parti, riconoscere chi produca esattamente ogni rumore è complicato.
A parte la loro passione per la musica latinoamericana sparata a volume sostenuto, tra noi non c’erano mai stati particolari problemi. Fino a un sabato sera.
Quella sera ero andato a letto prestissimo, intorno alle nove. Loro avevano invitato alcune persone e il soggiorno, che confina direttamente con il mio letto, si era trasformato in una festa: musica alta, risate e conversazioni urlate.
Non sono il tipo che si lamenta al primo rumore, soprattutto di sabato. Alle dieci e mezza mi sono detto che avrei aspettato fino alle undici, sperando che si regolassero spontaneamente.
Alle undici e dieci la situazione era esattamente la stessa. Non avevano abbassato né la musica né le voci, così ho dato due o tre pugni contro il muro per farmi sentire.
Loro se ne sono accorti. Il vicino ha iniziato a urlare qualcosa e io, invece di lasciar perdere, ho risposto con quattro calci alla parete.
A quel punto gli è partita completamente la tangente.
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