L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Quando il vicino infame è vintage

Abito in un condominio in cui due volte a settimana passa la ditta delle pulizie. Un posto tranquillo, almeno in apparenza: stessi visi che si incrociano sulle scale, saluti rapidi, qualche sorriso di circostanza e poi ognuno chiuso nel proprio appartamento, convinto che i problemi siano sempre e solo degli altri.

Un paio di mesi fa, però, il mio vicino decide che il nemico pubblico numero uno del palazzo è il mio cane. O meglio: i suoi peli. Mi arriva un messaggio su WhatsApp, secco, senza preamboli né buongiorno. Dice che è stufo di trovare peli sul pianerottolo, che non se ne può più, che quella mattina aveva trovato “un tappeto di peli” davanti alla sua porta. Aggiunge che non devo sbattere il cuscino fuori dalla mia, perché così sporco tutto.

Resto a fissare lo schermo per qualche secondo, cercando di capire se stia scherzando o se abbia sbagliato destinatario. Poi gli rispondo con calma, spiegando che da dieci giorni sono fuori regione in ferie, che non sono nemmeno fisicamente in casa e che, in ogni caso, non è mia abitudine sbattere cuscini sul pianerottolo. Cerco di essere educato, quasi rassicurante, come se il problema fosse solo un malinteso.

Ecco un altro VDI:   il signor Veronelli abita sopra di me.

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