Anni fa facevo da babysitter a diversi bambini nella mia zona. Era uno di quei lavori che fai perché ti servono i soldi, certo, ma anche perché pensi di saperci fare, di avere pazienza, di poter essere utile a qualcuno. Con la maggior parte delle famiglie andava bene. Poi mi sono ritrovata a lavorare per una famiglia di vicini di mer*a.
I due figli erano completamente privi di qualsiasi nozione di educazione. Non parlo solo del modo in cui si comportavano con me – che sarebbe già un capitolo a parte – ma proprio del loro rapporto con il mondo, con le persone, con gli spazi condivisi. La cosa che più mi ha sconvolta, però, è stata scoprire che molte delle cose assurde che facevano non erano improvvisate né frutto di capricci infantili, ma precise indicazioni:
“Ci hanno detto di farlo mamma e papà.”
Dopo pranzo accendevano la televisione a un volume indecente, piazzata sulla parete che confinava direttamente con l’appartamento dei vicini. La accendevano e poi se ne andavano a giocare da tutt’altra parte della casa, lasciandola urlare da sola per ore. Quando provavo ad abbassare il volume o a spegnerla, mi dicevano che non potevo, perché “così fanno sempre”.
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