L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Povero gabbiano

Da due giorni, nella via vicino a casa mia, stanno girando un film in costume. Roba ambientata, credo, negli anni Trenta, perché all’improvviso il quartiere si è riempito di macchine d’epoca lucidissime, uomini con cappelli strani, signore vestite eleganti e tecnici che corrono avanti e indietro con cavi, fari e walkie-talkie.

Hanno pure svuotato la strada davanti al vecchio deposito di whisky, che adesso è diventato un condominio abbastanza fighetto, e al posto delle auto normali ci hanno messo ste macchine antiche bellissime, nere, enormi, con le cromature che brillavano al sole.

Io ovviamente guardavo tutto dalla finestra come la pensionata che sono dentro.

I figuranti passeggiavano avanti e indietro, qualcuno fumava sigarette finte, altri sistemavano la scena, ogni tanto il regista urlava robe incomprensibili e si ricominciava.

Tutto molto bello.

Molto cinematografico.

Molto professionale.

Troppo professionale per durare nel mio quartiere.

Perché alle 15:30 precise entra in scena LEI.

La pazza del palazzo di fronte.

Quella dei gabbiani.

Ecco un altro VDI:   La sciura

Ne avevo già parlato tempo fa, la benefattrice degli avvoltoi volanti che da mesi ingrassa quei bestioni infernali nutrendoli dal davanzale come se fossero piccioni carini da piazza San Marco e non creature uscite direttamente da un documentario apocalittico.

E niente.

Proprio nel mezzo di una scena importante spalanca la finestra e appoggia sul davanzale una scatoletta di cibo per cani appena aperta.

Io l’ho vista e ho pensato:
“No. Ti prego no.”

Dieci secondi.

FORSE dieci.

E il cielo cambia colore.

Lascia una risposta