Il vicino trasloca.
L’ho capito dai cartoni accatastati vicino al portone, dal furgone parcheggiato storto nella piazzetta, da quell’andirivieni silenzioso che ha qualcosa di definitivo anche quando nessuno lo dice ad alta voce. Lui mi ha salutato come sempre, con quel mezzo sorriso educato che usava da anni, come se stesse solo uscendo per fare la spesa. Ma no, stavolta era diverso.
La nuova vicina non so chi sia, non l’ho ancora vista bene, solo intravista di sfuggita: una sagoma dietro i vetri, una mano che chiude una finestra, passi che non riconosco. Eppure mi ritrovo a sperare. Spero sia come lui. O almeno simile. Silenziosa al punto giusto, rispettosa senza essere distante, una presenza che non pesa.
Nella piazzetta siamo tutti più o meno tranquilli. Non amici intimi, ma neanche estranei. Ci si saluta, ci si conosce di vista, buongiorno e buonasera che non sono solo parole automatiche ma piccoli segni di riconoscimento.
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