Il mio vicino infame, un anno fa, era mia zia.
E sì, è proprio vero quello che si dice: parenti serpenti. Perché quando il vicino antipatico è un estraneo puoi almeno ignorarlo; quando invece è sangue del tuo sangue, il veleno fa il doppio dei danni.
La casa era una trifamiliare. Una di quelle situazioni che, sulla carta, sembrano perfette: io al piano terra, con il mio appartamentino e il giardino; accanto a me mia nonna; sopra di lei mia zia con mio zio e il loro “splendido” cane. Un contesto quasi idilliaco, familiare, tranquillo. E infatti, per un po’, tutto ha funzionato.
Poi ho deciso di prendere un cane.
Non l’ho fatto a cuor leggero, né di nascosto. Prima ho chiesto. Ho chiesto se potesse dare fastidio, se ci fossero problemi, se fosse il caso. Mi hanno detto di no, che non c’era alcun problema. Allora parto alla ricerca e trovo lei: una cagnolina bellissima, una simil husky, femmina. Femmina apposta, perché il loro cane è maschio e così — nella mia ingenuità — pensavo che sarebbe stato più facile andare d’accordo tutti.
E per un po’ sembra davvero così.
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