L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Il vicino infame… del mio negozio

Mi sono trasferita da poco in una nuova casa e, per una volta, la fortuna sembrava aver deciso di farmi un regalo: vicini splendidi, civili, silenziosi, persino educati. Di quelli che salutano, che rispettano gli spazi, che non trasformano ogni minima cosa in una guerra di quartiere. Un sogno. Troppo bello per durare, ovviamente.

Perché la vita, che ama l’equilibrio cosmico, ha pensato bene di compensare mandandomi un vicino di merda. Non a casa, no. Sarebbe stato troppo facile. Me l’ha mandato nel palazzo dove sto per aprire il negozio, così, giusto per tenermi allenata mentalmente e fisicamente, come se non avessi già abbastanza stress addosso.

Il negozio è ancora in fase di avvio, lavori, permessi, scadenze, operai da coordinare, tempi stretti. Tutto quello che rende l’apertura di un’attività un percorso a ostacoli anche senza elementi esterni. E invece no: oggi entra in scena lui.

Arrivano gli operai per sistemare la nuova canna fumaria. Tutto regolare: comunicazione inviata all’amministratore, SCIA accettata dal Comune da tempo, documenti in ordine, calendario rispettato. Gli operai stanno per iniziare quando questo condomino decide che è il momento giusto per sentirsi protagonista.

Ecco un altro VDI:   Caro tizio inquietante del secondo piano.

Si piazza fisicamente davanti a loro. Non metaforicamente: proprio davanti. Braccia larghe, corpo a barriera, tono da capopopolo improvvisato. Inizia a urlare che serve l’approvazione dell’amministrazione, che “così non si può fare”, che “lui non permette”. Peccato che l’amministratore fosse già stato informato e che, soprattutto, l’iter legale fosse concluso.

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