Il cortile condominiale in cui vivo è un luogo particolare.
Non un giardino, non una piazzetta, ma una fila di garage disposti in ordine militare, con un unico posto auto esterno piazzato proprio di fronte all’ultimo box.
Fin qui, niente di strano.
O almeno così pensavo.
Quel posto macchina, però, è diventato il centro di gravità del dramma condominiale.
Il suo proprietario — un uomo che evidentemente considera la manovra in retromarcia una disciplina olimpica — sostiene che chiunque parcheggi lì lo faccia male. Sempre.
Secondo lui, nessuno, e dico nessuno, riesce ad “avvicinarsi abbastanza al muro” per consentirgli di entrare comodamente nel suo garage.
Così, ogni sera, parte la solita scenata:
“Ma scusi! Così non riesco a entrare!”
“Se mi rovino la macchina, pago io?!”
“Qua nessuno rispetta le distanze, eh!”
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