I pampini del piano di sopra — due gemelli di tre anni con l’energia combinata di un reattore nucleare — hanno deciso che la vita, per loro, è una corsa a ostacoli.
Corsa, monopattino, lancio della pallina, urla rituali.
E tu pensi: “Ok, sono bambini”.
Poi capisci che questi non sono bambini.
Questi sono forze della natura.
E tutto questo avviene con il beneplacito della genitrice menefreghista, una creatura che sembra vivere in un universo parallelo dove:
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i figli non fanno rumore,
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i vicini non esistono,
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i mobili vanno spostati a caso, a orari random, alla dog’s dick come tu hai detto, come se cercasse un portale per un’altra dimensione sotto ogni singola sedia del salotto.
I muri del condominio, teoricamente di cemento, in pratica funzionano come delle casse acustiche Bose ma al contrario: non migliorano il suono, lo amplificano brutalmente.
E il controsoffitto che avevi fatto mettere — un investimento, una speranza, un’illusione — si è rivelato un buco nero di soldi e di sogni.
Non insonorizza un tubo.
Trasmette tutto, pure le vibrazioni emotive.
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