L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato, vicini incivili

Matrix

Quella che vi racconto è la storia di ordinaria follia successa appena venuto ad abitare qui: grande palazzo in una civilissima, ordinatissima, accogliente e multietnica città del nord.

Mi ero appena trasferito, avevo trovato un piccolissimo appartamento, che per me, studente/lavoratore appena arrivato dal sud rappresentava una vera e propria manna: un piccolo miracolo, anche perchè l’affitto era piuttosto accessibile.

Ma le sorprese non erano finite: davanti al palazzo c’era un enorme parcheggio con sempre (o quasi) un posto libero per la mia Fiesta.

Un giorno qualunque torno a casa e dopo aver parcheggiato, un signore sulla 60ina, stempiato, con gli occhiali, si avvicina alla mia macchina con un telefono in mano, comincia a fare foto, gira intorno ad essa, fotografa la targa anteriore e quella posteriore. Io non sono ancora sceso dalla macchina, abbasso il finestrino. “scusi, posso aiutarla?”

Lui sentito il mio accento non esattamente nordico, alza gli occhi al cielo ed esclama: “cominciamo bene… ma adesso ce la fai a capire?”

Io giovane ma non coglione, rispondo: “si, capisco benissimo, lei, invece, ha capito la domanda?”

Lui: “certo, hai parcheggiato nel mio posto”. Sorrido pensando che mi stia prendendo il giro. Il parcheggio non ha posti assegnati. È libero e ognuno parcheggia dove crede. Non solo, per cercare di essere discreto, evito sempre i “parcheggi più comodi”; quelli più vicini all’entrata del palazzo.

Ecco un altro VDI:   I lavori inesistenti

Sono ancora seduto in macchina, con il finestrino abbassato, il tizio si piazza a pochi centimetri dalla mia faccia, appoggia le mani sulla macchina e calmo calmo, ma con fare irritante mi dice che quello è il suo posto e che lui parcheggia li da 10 anni.

Avrei anche potuto sorvolare sulla cosa ma il suo atteggiamento, non mi piace per niente, è una forma di prepotenza che non sopporto, soprattutto perchè mi prende per un imbecille non in grado di comprendere la sua lingua

Mi parla scandendo le parole:”io, qui, parcheggiare da 10 anni, tu arrivato da pochi giorni, capisci?”

Rispondo “capisco perfettamente, parlo l’italiano meglio di lei. Ci sono tanti posti liberi, quindi non vedo perchè dovrei spostare la macchina”

“Perchè è il mio posto, perchè io abitare qui da più tempo e sono proprietario di casa, tu in affitto, non avere diritti di parcheggiare qui!”

“Mi dispiace, è un parcheggio libero, quindi parcheggio dove voglio”

“no, ma io abito qui da 10 anni e questo è il mio parcheggio”

“Non se ne parla, trovi un altro posto”

Non ho la minima intenzione di spostarmi e l’avrei anche fatto se non fosse per il modo che ha questa persona.

Ecco un altro VDI:   il dilemma

La cosa assurda è questa scenetta va avanti per circa 20 minuti, sempre e solo con le stesse domande e le stesse risposte, di tanto in tanto si allontana dal finestrino, gira attorno alla macchina, scatta qualche foto, poi torna con le stesse domande ed io con lo stesse risposte.

Sembra un errore nel matrix, un loop assurdo che, se non l’avessi vissuto non avrei mai potuto ritenere possibile.

Stanco della cosa scendo dalla macchina. Lui mi intima di rientrare e spostare l’auto dal “suo” parcheggio, non prima di avermi insultato “VOI venite qui a comandare”. A quel punto gli rispondo: “da oggi questo è il mio posto e si, ora comando io, se vai avanti ti porto via anche la casa”.

A quel punto il tizio mette il telefono in tasca e se ne va verso casa maledicendo il sud ed i suoi abitanti con parole che non posso riportare qui.

Poi un giorno succede una cosa ancor più assurda: prende di mira una ragazza che ha una piccola utilitaria.È stata lei a raccontarmi che il tizio l’ha minacciata dicendole che non deve parcheggiare in quel punto perchè “il suo connazionale (io) ha rubato il suo posto”.

Ecco un altro VDI:   Facevo sesso, credevano fosse il cane

Da quel giorno ho cominciato un gioco: tutti le volte che torno a casa e vedo la sua macchina, mi segno dove ha parcheggiato e il giorno dopo parcheggio esattamente dove si trovava lui la sera prima. Non mi ha mai più detto una parola.

Questa cosa va avanti da quasi un anno!

 

 

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