Nell’appartamento c’erano tre o quattro ragazze che si prostituivano, dandosi il cambio, e l’uomo che aveva preso la casa in affitto gestiva tutto. A quel punto anche il continuo passaggio di uomini ha cominciato ad avere un senso, purtroppo per me il problema non rimaneva dietro la loro porta.
Nel palazzo abitavano soprattutto signore più anziane, quindi diversi clienti, vedendo me, si convincevano che fossi una delle ragazze. Non importava che stessi uscendo vestita per andare al lavoro o con un sacchetto dell’immondizia, partivano commenti che non avevo chiesto e che non volevo sentire.
La parte peggiore era quando non si limitavano a parlare, ma mi seguivano fino alla macchina. Dovevo fare una cosa normalissima, uscire da casa mia, e invece mi ritrovavo a gestire uomini che si erano fatti un’idea completamente sbagliata di me.
Anche invitare un’amica era diventato imbarazzante, soprattutto quando arrivava con i figli. Entravi nell’androne e sentivi tutto, d’estate persino dalla strada, perché l’appartamento era al piano terra e tenevano le finestre aperte. Non c’era nemmeno bisogno di fermarsi ad ascoltare.
L’indirizzo sbagliato
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