L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Lettera ai miei vicini

Cara vicina di casa,

A te che, la prima settimana che sono arrivato, hai pensato bene di allagare la mia camera da letto perché dovevi annaffiare più del dovuto la piantina di mer*a di basilico che hai sul davanzale, per non parlare di tutti i pannetti che lavi a mano e stendi sullo stesso davanzale ogni giorno.
A te che hai pensato bene di spostare la cucina con soggiorno proprio sopra la mia camera da letto e che ogni mattina che nostro signore manda in terra inizi ad usare forsennatamente, sempre sminuzzando qualcosa su quel tagliere di merda.
A te che hai ben pensato di installare la lavatrice sul balcone, guarda caso sempre quello sopra la mia camera da letto, e che azioni ad ogni ora del giorno e della notte con la centrifuga a velocità “stazione spaziale internazionale”.
A te che, se devi parlare al telefono, preferisci sempre affacciarti in finestra per dare maggior fiato a quel becco da gallina che hai al posto della bocca, senza offesa per le galline che hanno una voce sicuramente più gradevole.
E come dimenticare tua figlia… Degna figlia di cotanta madre che da te ha preso tutte le buone abitudini di cui sopra, migliorandone tecnica ed esecuzione, con modalità e voci ancora più sguaiate.
Anche a lei, che ha ben pensato di fare la baby sitter a casa non di uno, non di due ma di ben tre bambini contemporaneamente che corrono festosi per la casa per tutto il pomeriggio, unendosi a quell’amore di figliolo che si ritrova.
Anche a lui, piccola peste, che corre come Jamie Lee Curtis in Halloween per 18 ore al giorno, facendo sembrare casa in preda al terremoto costantemente, in particolare quando con la sua voce garrula dice le parolacce che gli avete insegnato in dialetto romanesco.

Ecco un altro VDI:   Lui: Mercedes nuova parcheggiata. Io: ormoni a elica.

E a tutti i vostri amici e conoscenti che avete avuto a pranzo e cena ogni weekend, anche in piena pandemia, in barba a tutte le norme anticovid, a voi tutti auguro una dissenteria che duri almeno gli anni durante i quali vi ho sopportato, cioè 6, senza possibilità di avere neanche un attimo di pace per i vostri intestini, così come non l’ha avuta il mio cervello per tutto il tempo che ho passato in casa.

L’ultimo augurio è che la mia, ormai ex, padrona di casa vi trascini in tribunale per togliervi anche le pezze che avete al culo, visto che nella disdetta della casa ho ben specificato i motivi della mia decisione di mollare.

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